Giovanni Mauro Della Rovere detto il Fiamminghino (Milano 1575-1640), Putti che giocano con fiori

Autore: GIOVANNI MAURO DELLA ROVERE DETTO IL FIAMMINGHINO (Milano 1575-1640)
Titolo: Putti che giocano con fiori
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 83 x 96 cm
Epoca: XVII secolo
Restauri: stato di conservazione ottimo
Expertise: Odette D’Albo

DELLA ROVERE, Giovanni Mauro, detto il Fiamminghino. – Nacque nel 1575 a Milano (Besta, 1933), come il fratello maggiore Giovan Battista alla cui biografia si rimanda per l’origine del soprannome Fiamminghino. Mancano notizie sicure su suoi eventuali alunnati presso pittori dell’epoca; probabilmente cominciò ad operare abbastanza presto nella bottega del fratello. Infatti dal 1588 al 1590 lavorò assieme a Giovan Battista al Sacro Monte di Varallo affrescando le cappelle con la Strage degli innocenti e con la Entrata in Gerusalemme (Galloni, 1914, p. 244).
Nel 1593 gli venne commissionata la decorazione, ora scomparsa, della cappella della Madonna nella chiesa del convento francescano di S. Maria di Sabbioncello
di Merate (Como), suo primo lavoro individuale accertato.
Un disegno raffigurante Le Marie al sepolcro (Monaco, Staatliche Graphische Sammlung, n. 1929-40), siglato “J. M. R. 1594 magio”, è da riferirsi al D. (Bora, 1973, n. 144), anche se non è collegabile ad alcuna sua opera conosciuta. La citazione del Morigia (1595) dimostra che, a quel tempo, aveva già potuto dare buona prova di sé. In questi anni prevalgono le opere compiute in collaborazione con il fratello; il D. partecipò così alla fattura dei “quadroni” sulla Vita di s. Carlo Borromeo,commissionati al fratello Giovan Battista dalla Fabbrica del duomo dal 1602 al 1603: si veda in particolare La processione del s. chiodo (Arslan, 1960, p. 52; Rosci Brizio, 1965, p. 90). Nello stesso periodo troviamo il D. impegnato in altri lavori individuali: nel 1602 fornì all’incisore Leone Pallavicino i disegni con dame e cavalieri danzanti nei ricchi costumi del tempo per le incisioni contenute in Le Gratie d’amore, trattato di ballo, opera del maestro Cesare Negri.
Nel 1607 e ancora nel 1608, con il fratello, lavorò al Sacro Monte d’Orta.
Per la maggiore vivacità espressiva sono riferibili al D. la Gloria di angeli sulla volta della terza cappella e gli Angeli sopra gli archi della seconda. Di nuovo nel maggio 1615, e sempre con il fratello, lavorò agli affreschi della quinta cappella (Propagazione dell’Ordine, il saldo verrà pagato in ottobre: Arch. Sacro Monte d’Orta, Giornale A, f. 78). Infine nella primavera del 1619 troviamo ancora i fratelli lavorare insieme agli affreschi della sesta cappella, quella delle Missioni dei francescani (terminata nel giugno, Ibid., f. 116).
Nella primavera del 1608 il D. è impegnato nella decorazione della volta del presbiterio della chiesa dei Ss. Gusmeo e Matteo di Gravedona, sul lago di Como (Gloria d’angeli, affreschi firmati e datati).
In queste prime opere il D. rivela una cultura affine a quella dei manieristi del primo Seicento romano (E Fenzoni, gli Alberti, il Pomarancio e il Cavalier d’Arpino), per la grandiosità e il dinamismo, la sicurezza compositiva ed il cromatismo raffinato e ricco di cangiantismi, ma non dimentica gli esempi lombardi, soprattutto gaudenziani.
Intorno al 1610 i fratelli Della Rovere abitavano a Milano, nella parrocchia di S. Pietro all’Orto, dove dal 1633 il D. risulta capofamiglia (Besta, 1933).
Nel 1611 il D. affrescò la cappella della Vergine del Rosario nella chiesa di S. Martino a Montemezzo (Como), dove ancora sono visibili alle pareti i Misteri del Rosario, i Ss. Domenico e Caterina da Siena, l’Istituzione del Rosario e La Fede che scaccia l’Eresia; nello stesso anno collaborò icon Giovan Battista alla
decorazione della cappella della Circoncisione in S. Gaudenzio a Novara; nella sacrestia della stessa chiesa si può ammirare un ciclo pittorico formato da otto
teleri, raffiguranti Storie di s. Gaudenzio,sicuramente di mano del D. (Prina, 1711; Bianchini, 1828, p. 97; Ferro, 1971).

Probabilmente del 1613, anno di benedizione della cappella (S. Latuada, Descrizione di Milano,Milano 1737, III, p. 105), è la decorazione della volta della cappella della Natività in S. Alessandro a Milano: tre ovali con Angeli musicanti.Sono probabilmente dello stesso periodo i riquadri con Storie della Natività, a fresco, nella sacrestia della stessa chiesa. Tra il 1613 e il 1616 i Fiamminghini furono occupati alla decorazione dell’abbazia di Chiaravalle (Bagnoli, 1935); vi affrescarono figure di Santi cisterciensi sulle colonne della
navata centrale e La fondazione dell’abbazia di Chiaravalle nella controfacciata.
Il 4 ott. 1613 venne commissionata al D. la decorazione del presbiterio della chiesa dei Ss. Vittore ed Eusebio di Peglio (Como) nell’alto Lario (Coppa, 1970, pp. 63-68).
La decorazione comprende due grandi affreschi raffiguranti La città infernale e Il Giudizio universale sulle pareti; Pentecoste, Incoronazione della Vergine, Dio Padre benedicente, Dottori della Chiesa nei riquadri della volta.
L’inizio dei lavori venne però fissato, come attesta il contratto ancora conservato nell’archivio parrocchiale di Livo, una frazione di Peglio, per la Pasqua del 1614. La
decorazione della chiesa impegnò l’artista per vari anni e in varie riprese: nell’agosto del 1615 era terminata la decorazione della cappella del Crocefisso e si
possono far risalire allo stesso periodo gli affreschi della cappella di S. Giovanni Battista e di S. Antonio abate, mentre è databile al 1625 la decorazione della cappella di S. Carlo, dove dipinse tre tele (Processione del s. chiodo, Attentato a S. Carlo, S. Carlo in gloria) e affreschi con storie della vita del santo.
Del 1616 è la tela raffigurante La Vergine col Bambino ed i ss. Michele e Miro, già nella chiesa dei Ss. Michele e Miro di Sorico ed ora nella sacrestia della parrocchiale di S. Stefano sempre a Sorico (tela firmata e datata).
Nel 1616 i fratelli lavorarono in alcune chiese di Brescia; in S. Domenico, dove si impegnarono a decorare la volta (Boselli, 1956, p. 123; affreschi distrutti), e in S.
Afra (Averoldo, 1700, p. 151). Nel 1617 troviamo ancora il D. a Brescia per la decorazione della chiesa di S. Maria delle Grazie (Boselli, 1961, p. 87), dove
affrescò le figure di Sibille e Profeti visibili nel presbiterio.
Nel settembre del 1618 il D. venne pagato per l’esecuzione delle pitture sopra uno stendardo processionale, raffigurante da un lato l’Assunzione della Vergine e
dall’altro Iss. Martino ed Agata, commissionatogli dalla Scuola del Ss. Sacramento della chiesa dei Ss. Martino ed Agata di Moltrasio (Monti, 1892, I, p. 189).
Nell’agosto del 1619 era a Stazzona (Como), dove, nella chiesa di S. Giuliano, affrescò le Storie della Vergine nella cappella della Vergine del Rosario (affreschi
firmati e datati); nel settembre eseguì un affresco sulla parete esterna di una casa di Argesio, frazione del comune di Peglio (Como), raffigurante La Vergine col
Bambino ed i ss. Carlo e Caterina d’Alessandria (Coppa, 1972, pp. 14 s.), oggi in cattive condizioni di conservazione.
Qui, come sempre più spesso negli anni successivi, sono evidenti gli agganci con la pittura di G. C. Procaccini, come mostrano la solidità strutturale della s. Caterina e
la floridezza e la grazia della Vergine.
Nel 1620 il D. eseguì la tela con L’Assunzione della Vergine, dove gli influssi procaccineschi si mescolano a quelli morazzoniani, oltre agli affreschi per la cappella della Madonna in S. Donnino a Como. Affrescò anche il coro di S. Eustorgio a Milano, con alcune Storie di s. Domenico (affreschi distrutti; Della Valle, 1633, f. 118).

Nel 1621-22 il D. era impegnato nella decorazione della volta e di varie cappelle della chiesa dei Ss. Faustino e Giovita di Bienno (Brescia), primo di una serie di lavori eseguiti in Val Camonica negli anni tra il 1621 e il 1625. Qui dette prova di grande abilità nel figurare una finta struttura architettonica sulla volta, inserendovi riquadri dipinti e figure di Profeti.
Nel 1621 è documentata la presenza dei fratelli Della Rovere a Chiari (Brescia), per dipingere i Misteridel Rosario intorno alla -, pala d’altare nella chiesa maggiore
(Rivetti, 1921, p. 89). Nello stesso anno il D. firmò e datò L’incredulità di S. Tommaso, tela per la chiesa di S. Pietro di Biumo Inferiore (Varese). Nel 1622 completò la decorazione della chiesa dei Ss. Faustino e Giovita di Bienno, affrescando le cappelle di S. Agostino, dell’Eucarestia e della Vergine del Rosario ed eseguendo le tele d’altare raffiguranti La Vergine col Bambino ed i ss. Agostino, Antonio abate, Carlo e Francesco e L’Ultima Cena. Del 1622 era anche la tela (datata e firmata) raffigurante L’aggressione a s. Carlo Borromeo,già esistente nella chiesa di S. Benedetto Vecchio a Padova e distrutta nell’ultimo conflitto (Arsian, 1960, p. 59).
Nel 1626 il D. eseguì il grande affresco raffigurante L’Ultima Cena (copia libera dal Cenacolo leonardesco) per il convento dei disciplini di S. Michele alla Chiusa, a
Milano (poi strappato, ora al Museo della scienza e della tecnica). Sulle pareti delle due cappelle di S. Giovanni Battista e della Vergine nella chiesa di S. Giovanni Battista a Brenzio (Como) dipinse nel 1628-29 Storie del Battista e della Vergine e figure di Santi. Nel 1629 venne pagato per IlCrocefisso con i ss. Francesco e Carlo,
tela eseguita per la chiesa dei Ss. Martino ed Agata di Moltrasio (Monti, 1892, I, p.189).
L’anno dopo gli venne commissionata la decorazione dell’abside (con Ilmartirio di s. Pietro martire) e della cappella della Vergine (affresco sulla volta con La Vergine ferma la peste a Novara e fregi con putti, ex voto per la fine della peste di quell’anno come risulta da un cartiglio) nella chiesa di S. Pietro martire a Novara.
Negli anni 1632-33 il D. dipinse varie tele per chiese della Val Camonica (L’Annunciazione in S. Maria Mnunziata di Bienno, firmata e datata
1632; L’Annunciazione del duomo di Breno, 1632; La Natività della Vergine per la parrocchiale di Berzo Inferiore, 1633). Sempre nel 1633 realizzò la pala con La
visione di s. Bernardino a Somma Lombardo (Varese).
Dagli Annali della Fabbrica del Duomo (1883, p. 171) risulta che il D. aveva già iniziato, nel marzo 1633, la decorazione (scomparsa) con rosoni gotici a fresco nella cappella di S. Caterina nel duomo di Milano; il saldo gli verrà pagato il 15 aprile. A testimonianza della stima goduta dal pittore, la Fabbrica del duomo gli commissionò la decorazione pittorica dell’arco trionfale messo in opera all’ingresso del duomo in occasione dell’arrivo a Milano del nuovo arcivescovo, cardinale Monti (28 giugno 1635).
Secondo l’Allegranza (ms., 1784, f. 43), nel 1636 il D. affrescò la volta dell’abside della cappella di S. Domenico in S. Eustorgio a Milano con i Ss. Paolo e Domenico fra due angeli; sullo sfondo, un colonnato a esedra. Negli ultimi anni il D. fu impegnato soprattutto nella stesura di estesi cicli a fresco in cui rappresentava grandiose strutture architettoniche: così sulla volta della navata centrale del santuario di S. Maria del Monte sopra Varese (Assunzione ed Ascensione, Sibille e Profeti,lunette con Storie della Vergine, 1637) e nel presbiterio del santuario della Madonna dei Miracoli di Cantù (Sibille e Profeti in un finto loggiato; affreschi alle pareti raffiguranti L’adorazione dei magi e Le nozze di Cana).
Nel 1638 il D. compì la sua ultima opera firmata e datata: il ciclo a fresco nell’oratorio di S.Antonio a Groppello d’Adda (Milano), dove dipinse, in grandi riquadri alle pareti, vari Fatti miracolosi della vita di s. Antonio da Padova.
Nel 1640 il D. morì a Milano e, secondo l’Orlandi (1704), venne sepolto nell’oratorio di S. Cipriano (oggi non più esistente).