Antonio Balestra (Verona 1666 - 1740), Bozzetto per la pala d'altare della chiesa di San Gregorio al Celio

Autore: ANTONIO BALESTRA (Verona 1666 – 1740)
Titolo: Bozzetto per la pala d’altare della chiesa di San Gregorio al Celio
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 113 x 55,5 cm
Epoca: 1700

Dipinto sottoposto a vincolo di notifica, da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Soprintendenza ABAP di Torino, con dichiarazione di interesse culturale a tutela del patrimonio storico e artistico.

A richiedere a Balestra la pala romana si era mosso un personaggio veneziano di alta caratura, Angelo Maria Querini (1680-1755), che fu elevato alla dignità cardi­nalizia nel 1727. Il dipinto della Galleria Giamblanco che qui si presenta è legato a questa prestigiosa com­missione. Poche sono infatti le differenze con la versio­ne finale: l’impostazione compositiva e la posizione dei personaggi principali appaiono del tutto sovrapponibili, solo Gregorio Magno nella pala abbasserà la mano de­stra, pronto a scrivere sul pesante libro che un angioletto sorregge faticosamente sopra di sé. Nella piccola tela un compagno di quest’ultimo occupa l’angolo in basso a sinistra, quasi a sorvegliare il triregno che il Padre della Chiesa sembra aver abbandonato a terra, tutto intento a cogliere l’ispirazione della colomba dello Spirito Santo; e Gesù Bambino si divincola dalle mani della madre, in una posa spontanea ma un po’ disarticolata, che verrà calibrata maggiormente nella pala romana. La varia­zione maggiore si riscontra in alto a destra, laddove un angelo adolescente regge il drappo che fa da baldacchino improvvisato all’apparizione celeste: dettaglio che nella redazione maggiore sarà sostituito da due più piccoli e giocosi infanti alati.

Una serie di caratteri permette di restituire anche questa tela alla mano di Antonio Balestra: la correttezza dise­gnativa; la stesura materica accurata, ma corposa; la re­gia luministica sensibile, come rivelano gli intarsi di luce e ombra che definiscono il corpo del Bambino; il volto di sant’Andrea, modellato a tacche di colore; la cotta di san Gregorio, il cui candore è reso virtuosisticamente con colori «sporcati»; la bella invenzione dell’angelo in alto, che offre alla piena luce la morbida schiena.