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	<title>Scene di genere &#8211; Galleria Giamblanco</title>
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	<description>Dipinti antichi a Torino dal 1993</description>
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	<title>Scene di genere &#8211; Galleria Giamblanco</title>
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	<item>
		<title>Giacomo Francesco Cipper (Feldkirch 1664 – Milano, 1736), Scena di Genere VENDUTO</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/giacomo-francesco-cipper-feldkirch-1664-milano-1736-scena-di-genere-venduto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 10:09:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA["Nella scena in esame dove, come nelle opere migliori dell’autore, i personaggi sono disposti secondo un’intelaiatura geometrica consolidata, un’ellisse che ruota intorno al tavolo e il cui perno è la trappola che contiene il topo. In realtà qui le ellissi sono doppie e parallele, la più esterna si muove dalla testa della ragazza, vira verso il cappello del protagonista, tocca la vecchia sullo sfondo, gira sul corpo steso del ragazzo in primo piano che, nella postura, ne accentua l’andamento; la seconda è segnata dalle quattro mani, ben evidenziate, dei personaggi intorno al tavolo, fino al candeliere, che paion far da cornice alla trappola.

Il roditore catturato ritorna in altre scene note del Todeschini, come nella tela Contadino con trappola per topi (Proni, 1996, p. 70, fig. 16), nelle due scene Trappola per topi (Tognoli, 1976, p. 75, figg. 86 e 87), nell’Autoritratto (Tognoli, 1976, p. 91, fig. 119) e in molte altre. E’ scontato il valore simbolico della rappresentazione dell’animale intrappolato , che si offre a multisignificanze, fino all’”implicazione simbolica dell’ingannatore imprigionato” (Tognoli, 1976, p. 151) o a evidenti rimandi sessuali nell’ago che giustizierà il malcapitato topo o nel  gatto nero che osserva la scena, dichiarato simbolo del femminile".

[Maria Silvia Proni]
- Catalogo Galleria Giamblanco, Quattro secoli di pittura, Allemandi, Torino, 2016, pp. 45-47.
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore : <strong>Giacomo Francesco Cipper</strong> (Feldkirch 1664 – Milano 1736)<br />
Titolo: Scena di Genere<br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 106,5 x 160 cm<br />
Epoca: Seicento</p>
<p>VENDUTO</p>
<p>Esposto alla mostra Gli Animali nell’Arte dal Rinascimento a Ceruti, Brescia, Palazzo Martinengo, 19 gennaio – 9 giugno 2019</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giovanni Battista Beinaschi (Fossano 1634/1636 &#8211; Napoli 1688), Il sogno di Giacobbe VENDUTO</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/giovanni-battista-beinaschi-fossano-1634-1636-napoli-1688-il-sogno-di-giacobbe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 11:49:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il dipinto è un'opera inedita di Giovanni Battista Beinaschi.[...]. Il tenebrismo è tipico dell'artista, come pure l'impeto dinamico, il luminismo contrastato, la pennellata lunga e scorrevole, il tratto diagonale presente in tutte le sue composizioni, secondo la sua caratteristica interpretazione del lanfranchismo in chiave barocca[...].
Similmente a Pierfrancesco Mola, Luca Giordano, Sebastiano Ricci o Paolo De Matteis, anche Beinaschi fu un girovago e itinerante, che ebbe modo di assorbire durante i suoi spostamenti per l'Italia numerosi influssi, fino alle lunghe soste stanziali tra Roma e Napoli ove affrescò numerose chiese.

Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/02/Catalogo-venticinque-anni-di-attivita.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa nel Catalogo Venticinque anni di attività 2017/2018, pg. 50-51]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI</strong> (Fossano 1634/1636 &#8211; Napoli 1688)<br />
Titolo: <em>Il sogno di Giacobbe</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 144 x 195 cm<br />
Epoca: 1675 &#8211; 1680 circa</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bernardo Strozzi (Genova, 1581 &#8211; Venezia, 1644), Parabola dell&#8217;invitato a nozze</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/bernardo-strozzi-genova-1581-venezia-1644-parabola-dellinvitato-a-nozze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 10:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>La tela attualmente è conservata presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia.</strong>

Bernardo Strozzi (noto anche come «il Cappuccino» o «il Prete Genovese» per le sue vicende biografiche), figura fondamentale della pittura italiana di primo Seicento, nacque a Genova nel 1581 e svolse il suo apprendistato nella bottega del manierista toscano Pietro Sorri. Frate cappuccino, a causa di problemi giudiziari con il suo ordine nel 1633 si trasferì a Venezia. Qui, essendo un artista ormai affermato, ottenne da subito importanti commissioni.

Nel 1636 lo Strozzi eseguì una grande tela di formato ovale da collocare sul soffitto sopra l’altar maggiore della chiesa veneziana dell’Ospedale degli Incurabili, rappresentante la «Parabola dell’invitato a nozze». Il progetto decorativo fu completato solo diversi anni dopo, con l’aggiunta della «Parabola delle vergini savie e delle vergini stolte» del Padovanino (ultimata nel 1644) e del «Paradiso» iniziato da Sante Peranda nel 1638 e portato a termine dopo la morte di quest’ultimo da Francesco Maffei. La lettura iconografica di questo cantiere ruotava ovviamente attorno alla scena del «Paradiso», con le due parabole che alludevano alla necessità di farsi trovare con l’anima pronta a salire al cielo al momento della morte.
La grande tela del Cappuccino, di cui questa figura di sovrano di proprietà della Galleria Giamblanco costituisce uno straordinario frammento.

Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/03/Catalogo-Pittura-italiana-dal-Seicento-al-Settecento-2015_.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa nel Catalogo Pittura italiana dal Seicento al Settecento 2015, pg. 10-13]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>BERNARDO STROZZI</strong> (Genova, 1581 &#8211; Venezia, 1644)<br />
Titolo: <em>Parabola dell&#8217;invitato a nozze</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 183 x 126,5 cm<br />
Epoca: 1636</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Valerio Castello (Genova, 1624-1659), Triofo di Davide</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/valerio-castello-genova-1624-1659-triofo-di-davide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 09:46:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il dipinto, capolavoro della maturità dell’artista, rappresenta l’episodio dell’Antico Testamento, tratto dal I Libro di Samuele, in cui il giovane pastore Davide, dopo aver ucciso il terribile Golia con una semplice fionda, entra trionfante in Gerusalemme recando la testa mozzata del gigante in cima ad una spada. Castello, basandosi sul testo biblico («Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall’uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. Le donne cantavano danzando e dicevano: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”»), allestisce qui una straordinaria scena teatrale barocca, tutta costruita sulle linee diagonali del grande carro e delle figure del corteo, che convergono al centro dirigendo lo sguardo dello spettatore… Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/02/Catalogo-Quattro-Secoli-di-Pittura.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa nel Catalogo Quattro secoli di pittura, pg. 20-21]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>VALERIO CASTELLO</strong> (Genova, 1624-1659)<br />
Titolo: <em>Trionfo di Davide</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 144 x 198 cm<br />
Epoca: 1600</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Antonio Balestra (Verona 1666 &#8211; 1740), Bozzetto per la pala d&#8217;altare della chiesa di San Gregorio al Celio</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/antonio-balestra-verona-1666-1740-bozzetto-per-la-pala-daltare-della-chiesa-di-san-gregorio-al-celio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2021 17:14:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Dipinto sottoposto a vincolo di notifica, da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Soprintendenza ABAP di Torino, con dichiarazione di interesse culturale a tutela del patrimonio storico e artistico.</strong>

A richiedere a Balestra la pala romana si era mosso un personaggio veneziano di alta caratura, Angelo Maria Querini (1680-1755), che fu elevato alla dignità cardi­nalizia nel 1727. Il dipinto della Galleria Giamblanco che qui si presenta è legato a questa prestigiosa com­missione. Poche sono infatti le differenze con la versio­ne finale: l’impostazione compositiva e la posizione dei personaggi principali appaiono del tutto sovrapponibili, solo Gregorio Magno nella pala abbasserà la mano de­stra, pronto a scrivere sul pesante libro che un angioletto sorregge faticosamente sopra di sé. Nella piccola tela un compagno di quest’ultimo occupa l’angolo in basso a sinistra, quasi a sorvegliare il triregno che il Padre della Chiesa sembra aver abbandonato a terra, tutto intento a cogliere l’ispirazione della colomba dello Spirito Santo; e Gesù Bambino si divincola dalle mani della madre, in una posa spontanea ma un po’ disarticolata, che verrà calibrata maggiormente nella pala romana. La varia­zione maggiore si riscontra in alto a destra, laddove un angelo adolescente regge il drappo che fa da baldacchino improvvisato all’apparizione celeste: dettaglio che nella redazione maggiore sarà sostituito da due più piccoli e giocosi infanti alati.

Una serie di caratteri permette di restituire anche questa tela alla mano di Antonio Balestra: la correttezza dise­gnativa; la stesura materica accurata, ma corposa; la re­gia luministica sensibile, come rivelano gli intarsi di luce e ombra che definiscono il corpo del Bambino; il volto di sant’Andrea, modellato a tacche di colore; la cotta di san Gregorio, il cui candore è reso virtuosisticamente con colori «sporcati»; la bella invenzione dell’angelo in alto, che offre alla piena luce la morbida schiena.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>ANTONIO BALESTRA</strong> (Verona 1666 &#8211; 1740)<br />
Titolo: <em>Bozzetto per la pala d&#8217;altare della chiesa di San Gregorio al Celio</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 113 x 55,5 cm<br />
Epoca: 1700</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paolo Gerolamo Piola (Genova, 1666-1724), Maria Maddalena che acquista gli oli profumati</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/paolo-gerolamo-piola-genova-1666-1724-maria-maddalena-che-acquista-gli-oli-profumati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2021 16:34:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<strong>Dipinto sottoposto a vincolo di notifica da parte della Soprintendenza.</strong>

"Lo splendido dipinto è interamente ed esclusivamente opera del pennello solista di Paolo Gerolamo Piola: lo stagliarsi di un’autografia unica non è elemento scontato in una bottega, Casa Piola, dove la polifonia pittorica è prassi e consuetudine fra i membri della stessa famiglia. Figlio, nipote, fratello, cognato e zio di artisti, sin dalla prima giovinezza Paolo Gerolamo manifesta il suo talento e si dedica alla pittura in modo univoco: per questo è palesemente prediletto dal padre Domenico (1627-1703) e destinato alla successione nella gestione della più grande fucina delle arti liguri fra Sei e Settecento.
L’incontrastata, esclusiva raffinatezza del suo ruolo imprime fortemente la scena ligustica: il suo fare pittorico informa di sé il gusto dei coevi artisti e committenti che apprezzano l’innesto sul sostrato piolesco degli accenti romani mediati dall’attività presso la bottega di Carlo".

Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/02/Catalogo-Pittura-italiana-dal-Seicento-al-Novecento.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa Pittura italiana dal Seicento al Novecento<strong>, </strong>2013, pg. 34-35.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>PAOLO GEROLAMO PIOLA </strong>(Genova, 1666-1724)<br />
Titolo: <em>Maria Maddalena che acquista oli profumati</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 135 x 203 cm<br />
Epoca: Seicento</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guglielmo Caccia Detto Il Moncalvo (Montabone 1568 &#8211; Moncalvo 1625), San Maurizio</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/guglielmo-caccia-detto-il-moncalvo-montabone-1568-moncalvo-1625-san-maurizio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 19:15:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA["Questa importante tela, finora inedita, rappresenta a figura intera san Maurizio a cavallo, voltato verso l’esterno del quadro in un intenso scambio di sguardi con lo spettatore, mentre sullo sfondo viene rappresentato il tumultuoso martirio della Legione Tebea, a cui il santo apparteneva. In alto a destra un angioletto porta una corona e la palma del martirio. San Maurizio indossa una corazza con la croce trifogliata, che corrisponde a quella dell’ordine sabaudo dei SS. Maurizio e Lazzaro (“La decorazione dell’ordine consta di una Croce d’oro trifogliata, smaltata di bianco (S. Maurizio)”, in Boselli 1917, parte II, Le classi dei decorati, p. 101), e un ricco elmo piumato. San Maurizio è patrono dei Savoia, che a lui intitolarono nel ‘400 un ordine cavalleresco, che nel 1573 divenne l’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. "

(Expertise di Alberto Cottino)

Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/02/Catalogo-venticinque-anni-di-attivita.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa Catalogo Venticinque anni di attività 2017/2018, pg. 18-19]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>GUGLIELMO CACCIA detto IL MONCALVO</strong> (Montabone 1568 &#8211; Moncalvo 1625)<br />
Titolo: <em>San Maurizio</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 193 x 133 cm<br />
Epoca: 1500<br />
Stato di conservazione: buono, da restaurare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guglielmo Caccia Detto Il Moncalvo (Montabone 1568 &#8211; Moncalvo 1625), San Giorgio</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/guglielmo-caccia-detto-il-moncalvo-montabone-1568-moncalvo-1625-san-giorgio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 19:04:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA["Il bellissimo dipinto inedito qui studiato, in ottimo stato di conservazione, raffigura San Giorgio di Cappadocia a cavallo mentre sta rinfoderando la spada, con il drago a terra morente, quasi calpestato dal bianco destriero. Un angioletto sorridente sta per poggiare una corona sulla testa del santo mentre sullo sfondo, a sinistra, il pittore ha raffigurato il suo martirio, subito secondo l’agiografia con il taglio della testa dopo una durissima serie di torture e tormenti di ogni genere. Si tratta in realtà di vicende prive di documentazione certa, ma sviluppate in base ad una lunga e variegata tradizione popolare sintetizzata nella Passio Sancti Georgii, testo dichiarato apocrifo da papa Gelasio nel 496. Da notare che è assente la figura della principessa liberata dal santo."

(Expertise di Alberto Cottino)

Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/02/Catalogo-venticinque-anni-di-attivita.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa Catalogo Venticinque anni di attività 2017/2018, pg. 16-17]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>GUGLIELMO CACCIA detto IL MONCALVO</strong> (Montabone 1568 &#8211; Moncalvo 1625)<br />
Titolo: <em>San Giorgio</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 196 x 133 cm<br />
Epoca: 1600</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Francesco Antonio Simonini (Parma, 1686-1766), Scena militare con firma di un trattato</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/francesco-antonio-simonini-parma-1686-1766-scena-militare-con-firma-di-un-trattato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 22:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa scena militare, incentrata sulla firma di un trattato per la sospensione delle ostilità o la resa di una città assediata, come si può evincere dalla descrizione dei secondi piani, con postazioni di artiglieria piazzate in apposite aperture praticate su contrafforti, vicino a cumuli di terreno artificiali, vegliati da soldati e su cui sono issate bandiere, costituisce un’interessante nuova acquisizione al pur già cospicuo catalogo del Simonini. Infatti, essa riunisce le sue specifiche peculiarità di battaglista a quelle del paesaggista, le quali ultime continuarono a essere coltivate anche nella sua piena maturità, spesso quale sfondo di scene militari, siano esse battaglie vere e proprie, o spostamenti di truppe, attendamenti o episodi correlati a campagne militari… Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/02/Catalogo-venticinque-anni-di-attivita.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa Catalogo Venticinque anni di attività 2017/2018, pg. 88-89.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>FRANCESCO ANTONIO SIMONINI</strong> (Parma, 1686 &#8211; 1766)<br />
Titolo: <em>Scena militare con firma di un trattato</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 151 x 224 cm<br />
Epoca: 1745 circa</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Angelo da Campo (Verona, 1735 &#8211; 1826), Paesaggio con pastori e cavalieri</title>
		<link>https://www.galleriagiamblanco.com/prodotto/angelo-da-campo-verona-1735-1826-paesaggio-con-pastori-e-cavalieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 22:11:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il dipinto è corredato da una <em>expertise </em>di Pier Lui­gi Fantelli che lo attribuisce al veronese Angelo da Campo. L’ipotesi è suffragata dall’esistenza di una tela strettamente confrontabile con questa, firmata «An­gelus de Campo F. Verone» e datata 1772, transitata ormai diversi anni fa sul mercato antiquario, presso la Galleria Ribolzi di Monte Carlo.

Il Da Campo si formò probabilmente sotto la guida di Michelangelo Prunati, come riferito da Diego Zan­nandreis, che dedicò all’artista una biografia all’in­terno delle sue <em>Vite dei pittori, scultori e architetti veronesi </em>(opera pubblicata nel 1891, ma redatta negli anni tren­ta del XIX secolo); successivamente - sempre secondo lo Zannandreis - egli «diedesi ad operare da sé dipin­gendo parecchie tavole e quadri che gli conciliarono stima».

La prima impresa nota dell’artista sono gli affreschi di Villa Fracanzani a Ponso, nei dintorni di Padova, eseguiti nel 1768 in collaborazione con il quadraturista bolognese Filippo Maccari; i due realizzarono insieme anche la decorazione del salone di Villa Marioni Pelle­grini a Chievo, raffigurante l’«Apoteosi di Ercole», in seguito offuscata da ridipinture moderne. Nello stesso periodo l’artista deve aver eseguito la pala della chie­sa parrocchiale di Ponso, raffigurante l’«Assunzione della Vergine», che risente dello stile di Giambettino Cignaroli e di Antonio Balestra.

Dal 1774 al 1777 e poi dal 1784 al 1787 Angelo da Campo assunse il ruolo di «maestro di settimana» pres­so l’Accademia di pittura che era stata fondata nel 1764 dal Cignaroli; quindi dal 1789 alla morte vi ricoprì per ben tre volte la carica triennale di direttore.

Risale al 1786 la commissione più importante dell’ar­tista, l’«Incontro tra sant’Ambrogio e l’imperatore Te­odosio» realizzato per la chiesa di Sant’Ambrogio di Valpolicella per volere del nobile Giorgio Volpini.

Dalle fonti antiche sappiamo che Da Campo godeva della fama di buon ritrattista. Lo Zannandreis ricorda inoltre che egli era noto per i suoi paesaggi «di eccel­lente fattura con figure di cavalieri e dame a cavallo», «come puossi vedere in casa Bernini, a S. Salvator vec­chio in Verona», di cui la tela qui presentata costituisce un prezioso esempio. L’<em>expertise </em>del professor Fantelli rileva come alle suggestioni neoclassiche e accademiche riscontrabili nelle figure degli «educati» pastori si uni­sca una resa quasi «preromantica» del paesaggio fluvia­le, seppure fortemente «venata di ricordi alla Porta e al paesaggismo veronese del XVIII secolo».

Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/02/Catalogo-venticinque-anni-di-attivita.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa Catalogo Venticinque anni di attività 2017/2018, pg. 88-89.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>ANGELO DA CAMPO </strong>(Verona, 1735 &#8211; 1826)<br />
Titolo: <em>Paesaggio con pastori e cavalieri</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 120 x 137 cm<br />
Epoca: seconda metà del Settecento</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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