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	<title>Garzi Luigi &#8211; Galleria Giamblanco</title>
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	<description>Dipinti antichi a Torino dal 1993</description>
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	<title>Garzi Luigi &#8211; Galleria Giamblanco</title>
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		<title>Luigi Garzi (Pistoia, 1638 – Roma, 1721), Alfeo e Aretusa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Galleria_Giamblanco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 21:52:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa grande tela di Luigi Garzi raffigurante il raro episodio mitologico – tratto dalle <em>Metamorfosi</em> di Ovidio – di Alfeo e Aretusa è stata recentemente oggetto di un approfondito studio scientifico e iconografico di Stefania Macioce e costituisce la copertina della prima monografia dedicata all'artista, curata da Francesco Grisolia e Guendalina Serafinelli per i tipi di Officina Libraria.

Trasferitosi giovanissimo a Roma, Garzi studiò dapprima presso la bottega del paesaggista Salomone Boccali, quindi proseguì il suo apprendistato sotto la guida di Andrea Sacchi.

Le prime opere documentate dell'artista risalgono agli anni Settanta del Seicento e comprendono commissioni pubbliche (San Marcello al Corso, Santa Caterina a Magnanapoli, Santa Croce in Gerusalemme, Santi Ambrogio e Carlo al Corso) e private (Palazzo Borghese); queste prestigiose committenze gli permisero di farsi conoscere anche al di fuori dei confini dell'Urbe e di lavorare poi lungamente nel corso degli anni Novanta del secolo a Napoli (Santa Caterina a Formiello, Galleria del principe di Cellamare, Palazzo Reale e San Carlo all’Arena).

La sua lunga e prolifica carriera fu ricca di riconoscimenti ufficiali: nel 1670 divenne accademico di San Luca, per divenire poi nel 1682 Principe della stessa Accademia. Nel 1680 e nel 1702 inoltre fu reggente della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon, il primo Sodalizio di artisti a Roma, nato  nel 1543 con l'autorizzazione di papa Paolo III.

L'<em>Alfeo e Aretusa</em> della Galleria Giamblanco è databile al primo decennio del XVIII secolo, quando Garzi rientrò a Roma dopo il suo soggiorno campano, e rappresenta uno dei vertici della sua produzione pittorica, che unisce all'orientamento classicista emiliano e marattesco l'influenza dell'opera di Nicolas Poussin. L'eleganza della disposizione chiastica delle figure si associa qui a una tavolozza cromatica estremamente raffinata, che utilizza un gioco di contrappunti tra il rosso e il blu per identificare e differenziare le componenti maschili e femminili.

Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/wp-content/uploads/2021/02/Catalogo-venticinque-anni-di-attivita.pdf">QUI</a> per vedere la descrizione completa Catalogo Venticinque anni di attività del 2017/2018, pg. 54-55.

Clicca <a href="https://www.galleriagiamblanco.com/cataloghi#garzi">QUI</a> per vedere la descrizione del libro Luigi Garzi (1638-1721); Francesco Grisolia, Guendalina Serafinelli, Officina Libraria, 2018, p. 336

Bibliografia: S. Macioce, <em>Il mito di Alfeo e Aretusa. Appunti d'iconografia</em>, in <em>Luigi Garzi 1638-1721. Pittore romano</em>, a cura di F. Grisolia e G. Serafinelli, Milano 2018, pp. 145-159.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <strong>LUIGI GARZI</strong> (Pistoia, 1638 – Roma, 1721)<br />
Titolo: <em>Alfeo e Aretusa</em><br />
Tecnica: Olio su tela<br />
Dimensioni: 121 x 171 cm<br />
Epoca: 1705-10 ca</p>
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